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Splendori e miserie del…vino, e altri alcolici

L’uso di bevande alcoliche è molto antico ed è ormai entrato a far parte del nostro modo di vivere. L’alcol, o etanolo, è ottenuto dalla fermentazione di varie piante: uva, patate e cereali. Le bevande alcoliche più diffuse sono il vino, la birra e i superalcolici.
Il vino è una bevanda molto complessa e contiene oltre 200 componenti non alcolici (acidi deboli, minerali, vitamine, tannini, e altre sostanze) di cui alcuni giocano un ruolo positivo (ad esempio il resveratrolo, dotato di significativo potere antiossidante) mentre altri negativo (anidride solforosa).

La birra, pur avendo un tasso alcolico relativamente basso, presenta il problema di contenere le proteine dell’orzo, cereale che ha subito molte modificazioni genetiche nella sua struttura, che lo rendono pericoloso. Inoltre, pur contenendo enzimi e vitamine (il cui valore è comunque ridotto dalla pastorizzazione e dalla lavorazione in lattina) essa provoca gonfiore ed il suo effetto diuretico, nei grandi bevitori, può portare ad affaticamento renale.

Mentre gli alcolici, in quantità moderata, possono avere qualche effetto benefico, per i superalcolici i vantaggi non sono sicuramente pari ai danni che questi provocano, soprattutto ad alte dosi, ed ancor più se di cattiva qualità.
L’alcol non è un nutriente indispensabile e inoltre il nostro corpo già produce giornalmente alcol attraverso la fermentazione del glucosio (alcol etilico).
Pur fornendo un apporto calorico consistente (7 cal/gr.), si tratta di calorie vuote, che l’organismo può utilizzare come energia, ma in modo meno soddisfacente che con lo zucchero; inoltre queste calorie vuote sostituiscono alimenti di maggior valore. L’energia prodotta dall’alcol non è utilizzata dai muscoli e viene dispersa sotto forma di calore. Un calore non controllato dai normali meccanismi di termoregolazione, perciò in ambiente freddo la vasodilatazione provocata dall’alcol comporta una maggiore esposizione al freddo, con effetti contrari a quelli auspicati. La quantità di calore prodotta dall’alcol non può essere immagazzinata, come avviene per quella prodotta dai glucidi, quindi anche in questo caso l’eccesso verrà smaltito tramite produzione di calore.
L’assorbimento dell’alcol è legato ad alcuni fattori:

  • grado alcolico: più elevata è la sua concentrazione, maggiori sono i danni arrecati alla salute momento dell’assunzione: in piccole quantità ed ai pasti, l’alcol viene rapidamente assorbito e ossidato. A digiuno, specie se in quantità rilevanti e ad alta concentrazione, l’alcol non può essere neutralizzato in tempi brevi. La sua azione provoca ipersecrezione gastrica, conati di vomito di prima mattina e mancanza di appetito; provoca innalzamento del tasso di grassi nel sangue, favorendo l’insorgere dell’arteriosclerosi. Consumato lontano dai pasti esso viene rapidamente assimilato dall’intestino e si concentra nel fegato ad altissime quantità. Ciò provoca prima sofferenza e successivamente morte dell’epatocita (cellula del fegato, N.d.A.); l’altra eventualità è che queste cellule si rigenerino in maniera incontrollata e vengano sostituite da tessuto cicatriziale, che aumenta in proporzione dell’aggravarsi della patologia
  • deficit enzimatici genetici: l’assorbimento in questi casi può richiedere circa un’ora, contro i 30 minuti necessari in condizioni ottimali
  • sesso: la tolleranza all’alcol è inferiore nelle donne, e l’assunzione della pillola, che sovraccarica il fegato, accentua questa condizione

La metabolizzazione dell’alcol è una questione fondamentale per meglio comprendere i danni che esso provoca nell’organismo. La degradazione dell’alcol avviene nel fegato, anche se minime quantità sono eliminate con la respirazione e le urine. L’ossidazione dell’alcol avviene in tre tappe che portano l’etanolo a formare prima aldeide acetica, grazie all’ alcol-deidrogenasi, enzima zinco dipendente, poi acido acetico, attivato in acetil-coA, che fornisce energia pronta. Un secondo sistema ossidativo, il MEOS (sistema microsomiale per l’ossidazione dell’etanolo), dipendente dal citocromo P450 (superfamiglia di isoenzimi epatici, indispensabili per la detossificazione epatica, N.d.A.), interviene in caso di assunzioni alcoliche più elevate. Se il consumo di alcol è ancora più rilevante, come negli alcolisti, interviene la catalasi, che permette di velocizzare la metabolizzazione dell’alcol: purtroppo questa via metabolica ossida anche gli acidi ribonucleici e i nucleotidi del fegato e del pancreas.
L’etanolo quindi danneggia principalmente il fegato, ma causa gravi danni a numerosi altri organi: diminuite capacità cerebrali, inibizione dell’ADH per l’effetto diuretico, inibizione dell’asse ipotalamo-gonadi con diminuzione della libido, formazione di radicali liberi, impotenza, femminilizzazione, inibizione del centro della fame, inattivazione di enzimi, danni fetali nella donna gravida, formazione di agenti mutageni e nitrosammine, formazioni neoplastiche a carico della lingua, bocca, laringe, faringe, esofago.
Nell’adulto medio il consumo di alcol non dovrebbe superare i 500 cc al giorno (cioè due bicchieri) in caso di vino, mentre per l’assunzione di superalcolici tale dose deve essere ulteriormente e drasticamente ridotta.
Riassumendo, dunque, non è strettamente necessario privarsi del piacere di un buon bicchiere di vino a tavola , ma se vogliamo salvaguardare la nostra salute limitiamoci a queste indicazioni, privilegiando vini di ottima qualità e sicura provenienza, meglio se ottenuti da uve provenienti da agricoltura biologica certificata. Limitiamo invece drasticamente il consumo della birra ed evitiamo completamente i superalcolici.

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